venerdì 23 giugno 2017

Viaggio Multimodale nelle Sinestesie (5/5): Finale

Veniamo dunque al gran finale di questi viaggi multimodali sinestetici. Abbiamo utilizzato quattro diversi modi: arte, letteratura, cinema, musica; in questa serie abbiamo visto un modo fatto passare attraverso le caratteristiche di un altro e vedendo le contaminazioni che si sono generate. Ora in questo post conclusivo faremo un processo ulteriore: cosa succede se un modo viene fatto passare attraverso lo stesso modo? Sarà possibile riuscirci? Vediamo.

Arte
Immagino che vi starete chiedendo come sia possibile vedere dell'Arte attraverso l'Arte. Vi posso assicurare che ne esistono diversi esempi. Io ho scelto Allegoria di Vista e Profumo di Jan Brueghel (1620), esponente di punta dei fiamminghi, scuola pittorica famosa per l'ossessiva ricercatezza dei suoi esponenti nel rappresentare anche il più minuscolo dettaglio.


Letteratura
Passiamo alla Letteratura nella Letteratura: sono certo che avrete in mente numerosi esempi di libri che parlano di altri libri. Io ho scelto L'Ira di Cthulhu di Robert Bloch (1978), in cui il protagonista scopre che quanto raccontava nelle sue storie il grande scrittore dell'orrore H.P. Lovecraft corrisponde alla realtà. Vengono quindi citate le trame di molti racconti di Lovecraft, compreso anche il Necronomicon, lo pseudobiblion per antonomasia, a cui lo scrittore faceva di continuo riferimento nei suoi racconti. Quindi stiamo parlando di un libro che parla di un libro che parla di un libro...

Cinema
Per ammirare il Cinema nel Cinema ho scelto il capolavoro della comicità firmata Blake Edwards Hollywood Party (1968). Peter Sellers interpreta uno squinternato attore di origine indiana che fa la comparsa in un film hollywoodiano in costume, di cui rovina le riprese grazie alla sua goffaggine. A causa di un equivoco viene invitato a una festa nella villa del produttore del film; qui si produrrà in una serie di disastri che daranno luogo a una girandola di gag assurde, causate anche dall'improbabile arredamento della casa, dallo scadente personale di servizio e dalla figlia del padrone di casa, rovinando completamente la festa.

Musica
Abbiamo ora la Musica nella Musica: ci sono canzoni che parlano di altre canzoni? Proviamo a esaminare il testo di Rock 'n' Roll Heaven dei Climax (1973), divenuta popolare grazie al rifacimento dei Righteous Brothers. In questa versione possiamo infatti sentire:

"Jimmy gave us rainbows" (che si riferisce a Rainbows Bridge di Jimi Hendrix) 
"And Janis took a piece of our hearts" (che si riferisce a Piece of My Heart di Janis Joplin) 
"And Otis brought us all to the dock of a bay" (che si riferisce a (Sittin’ on) The Dock of the Bay di Otis Redding) 
"Sing a song to light my fire, remember Jim that way" (che si riferisce a Light My Fire di Jim Morrison e i Doors) 
"Remember bad bad Leroy Brown, hey Jimmy touched us with that song" (che si riferisce a Bad, Bad Leroy Brown di Jim Croce) 
"And Bobby gave us Mack the Knife" (che si riferisce a Mack the Knife di Booby Darin)


Finale
E per concludere il viaggio, che ne dite di un'opera che riesce a mettere assieme tutti e quattro questi modi?
The Wall dei Pink Floyd (1979) è un'opera rock costituita da 26 canzoni. Come in un romanzo di formazione, racconta l'evoluzione di Pink, una rockstar inglese all'apice del successo, che a causa dei drammatici eventi della sua vita si chiude dietro un muro psicologico per estraniarsi dagli altri, dal pubblico e dalla società, che invece lo vorrebbero solamente su di un palcoscenico; dopo essere caduto in una spirale di autodistruzione, affronta un processo di autoanalisi e alla fine cede: la sentenza è la distruzione del muro che aveva costruito e il suo rientro nella società.
Il disco è anche stato trasposto in un film (in cui Bob Geldof interpretava Pink), dove figurano anche diverse sequenze animate (celeberrima quella dei martelli che avanzano facendo il passo dell'oca). 


L'idea alla base dell'opera è che i muri separano le persone. Questo veniva rappresentato durante i concerti costruendo davanti agli spettatori, mattone dopo mattone, un muro; veniva completato a metà dello spettacolo e distrutto prima dell'ultima canzone. Un bell'esempio di potente arte concettuale.
Si può anche riflettere sul fatto che all'interno della società le persone sono come i mattoni in un muro: si vuole che i mattoni siano tutti uguali, altrimenti il muro presenta dei difetti e può venire distrutto. Ma le società repressive vorrebbero che le persone fossero solo dei mattoni nel muro, ognuno al proprio posto, tutti uguali e perfettamente omologati. Solo che le persone non sono mattoni in un muro, sono molto di più.

Bene, il nostro viaggio multimodale nelle sinestesie è giunto al termine. Vi vengono in mente altri esempi?

14 commenti:

  1. I tuoi esempi sono impeccabili, come sempre. Ci penso e ritorno :)

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    1. Un po' complicato stavolta, vero? ;)
      Ti aspetto, allora!

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  2. Io potrei dirti che nel fumetto ci sono delle opere che parlano di... realizzazione di fumetti.
    In ogni caso, gran finale per una serie di post davvero fantastici, mi sono piaciuti particolarmente (e ti ho fatto scoprire Beardsley!)

    Moz-

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    1. Scusami, e non mi dici quali sono?! Fuori i nomi!
      Grazie, sono contento che ti siano piaciuti, anch'io mi sono divertito molto a realizzarli. :)

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  3. In conclusione, posso solo dire che questa breve serie di post mi è molto piaciuta. Oltre che, naturalmente, offrire il mio nuovo contributo:

    - Nell'arte si sprecano gli esempi di pittori surrealisti che inseriscono quadri nei quadri. Il più famoso in tal senso è sicuramente Magritte.
    - Per la letteratura: "Contro il giorno" di Thomas Pynchon, dove i Compari del Caso, che formano l'equipaggio del dirigibile Inconvenience, sono anche i personaggi di una serie di libri di avventura a loro intitolati.
    - Per il cinema: "La montagna sacra" di Jodorowsky, dove nell'ultima scena la cinepresa arretra e mostra tutta l'attrezzatura scenica rivelando che si tratta a tutti gli effetti di un film.
    - Per la musica: la canzone "Aria" di Adriano Celentano, dove il molleggiato si autocita:
    "Mmm, lo Celentan sempre lo disse,
    odia chi distrugge le città.
    Canta, da quella notte di via Gluck,
    il pianto dell'umanità...".

    Per la sintesi finale avrei invece bisogno di tempo (che non ho) per pensarci a fondo. Chissà...

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    1. Eh, molto raffinati i tuoi contributi, con Magritte e Jodorowsky. Ti manca solo il finale, ma quello - diciamocelo - è bello tosto da reperire! :D
      Grazie anche a te per l'apprezzamento a questa serie. :)

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  4. Il primo è facile per me, gli altri molto meno. Comunque è un bell'esercizio mnemonico.

    - Arte: propongo L'atelier del pittore di Gustave Courbet del 1855, un bel quadro dove si vede l'artista che dipinge e la modella alle sue spalle che osserva.
    - Letteratura: banalmente, Il nome della rosa di Umberto Eco.
    - Cinema: mi è venuto subito in mente I protagonisti di Robert Altman del 1992, sul mondo dei produttori e degli sceneggiatori di Hollywood.
    - Musica: conosco canzoni che parlano di musica, e non di altre canzoni specifiche, come La Musica Che Gira Intorno di Ivano Fossati oppure Io vivo per lei di Bocelli.

    Il finale è come l'esame di maturità. ;) D'istinto direi un'installazione dei giorni nostri, in modo che possa comprendere immagini in movimento, arte, parola scritta e musica. Ma non sono abbastanza esperta di arte contemporanea per indicarne una.

    Farai altre serie come questa? :)

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    1. Perchè banalmente Il nome della rosa? Mi sembra un'ottima citazione! :)

      No, questa è l'ultima serie, anche perché alla lunga chi legge (giustamente) poi si stufa. Dal prossimo post andremo su argomenti completamente diversi!

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  5. Finale degno di questa serie!
    Nel mio caso, vediamo un po'... arte sicuramente il ritratto di Paul Gauguin a Van Gogh. Letteratura potrei citare per l'ennesima volta 1Q84 ma dico invece I Fratelli Karamazov di Dostoevskij. Cinema The Artist, mentre invece per la musica dico 4'33'' di John Cage.
    E ricorda Marco: "saggezza è compagna di vecchiaia, ma cuore di bambino è puro'' :P

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    1. Mah, 4'33" è un pezzo così tanto rumoroso...
      "In India non crediamo di essere, sappiamo di essere."

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  6. Arte nell’arte: Allegoria della vista e dell’olfatto, di Jan Brueghel
    Letteratura nella letteratura: Se una notte d'inverno un viaggiatore, di Italo Calvino
    Cinema nel cinema: Effetto notte, di Truffaut
    e… mi arrendo perché avete già scritto tutto quello che avrei potuto proporre ;-) :-D

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    1. Per l'Arte hai citato lo stesso dipinto che ho scelto io!
      "Se una notte d'inverno un viaggiatore" è perfetto, magnifica scelta, non mi era mica venuto in mente! E pensare che è stato la fonte di ispirazione per la cornice del mio terzo libro! :)

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  7. Nooooo... che stordita. Giuro che l'avevo rimosso.
    Allora propongo Il gabinetto di Cornelis van der Geest, di Willem van Haecht.
    Ah, niente male la tua fonte di ispirazione! ^^
    Invece, per la musica pensavo a qualcosa di David Bowie, che è stato un vero sinestetico... Per esempio in Memory of a free festival racconta delle canzoni suonate sul prato in attesa della Sun Machine... :-)

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    1. Bowie è sempre un'ottima scelta in questo blog. :D

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