domenica 9 aprile 2017

Viaggio Multimodale nelle Emozioni (2/6): Tristezza

"Sorridi anche se il tuo sorriso è triste, perché più triste di un sorriso triste c’è la tristezza di non saper sorridere." (Jim Morrison)

La tristezza, che viene spesso svilita, porta invece all’introspezione, quindi a fare un lavoro su se stessi in modo da riconoscere le proprie attitudini. È l’emozione della tragedia: porta all’introspezione e la tragedia classica aveva infatti una finalità catartica, volta alla risoluzione di conflitti interiori. Lo scopo è dunque purificatorio per la psiche dell'individuo.
Questa emozione è denotata dalla seguente espressione facciale: palpebre superiori cadenti, occhi vitrei, lieve abbassamento degli angoli delle labbra.
Il colore che viene associato alla tristezza è il blu. In inglese "feeling blue" significa "sentirsi tristi"; il blues è, per l'appunto, la musica della tristezza.

Arte
A rappresentare la tristezza ho scelto il quadro di Edward Hopper Tavola Calda (1927). Una donna siede sola al tavolo di un locale, gli occhi bassi, l'espressione malinconica, lo sguardo perso davanti a sé. Una mano è appoggiata sul tavolo, facendosi forza della sua solida concretezza, mentre con l'altra afferra la tazza di caffé che ha davanti e che le trasmette almeno un po' di quel calore che non riesce a trovare nella compagnia di un altro essere umano. Il vetro dietro di lei non riflette la sua immagine, ma solo le luci del locale, accentuando ancora di più la percezione della sua solitudine, espressione straziante della solitudine esistenziale che caratterizza questi tempi moderni.

Letteratura
Come rappresentante letterario della tristezza ho scelto il racconto di Rod Serling Love Story 2093, trasposto anche nella prima stagione della serie Ai Confini della Realtà (1959).
Nel futuro, chi è colpevole di omicidio viene condannato all'esilio su di un asteroide desertico, dove vive in un clima terribile in completa solitudine. Solo una volta l'anno un'astronave giunge a portare i viveri, fermandosi per pochi minuti. Sulla Terra c'è un fervente dibattito in proposito, perché da molti viene ritenuta una punizione disumana. Norry, il protagonista, è stato condannato per aver ucciso l'uomo che aveva investito sua moglie. Il capitano della nave che consegna i viveri ha pietà di lui, perché non è un criminale, ma solo un poveraccio: così un giorno, di nascosto, gli porta un androide, costruito per essere un'esatta replica di un essere umano di sesso femminile. Inizialmente Norry la tratta malissimo, perché la vede come una bambola e si sente preso in in giro, per cui la insulta e la picchia. Ma tutto cambia quando vede che lei si mette a piangere: allora comprende che umano non è il materiale di cui siamo fatti, ma sono le emozioni che proviamo. Inizia allora una particolare convivenza tra i due. Questo fino a quando l'esilio di Norry viene revocato, ma solo lui potrà tornare sulla Terra, a causa dello spazio ristretto della nave, e sarà quindi costretto ad abbandonare quella che era diventata la sua compagna di vita.

Cinema
A rappresentare la tristezza in ambito cinematografico ho scelto Ovunque nel Tempo (1980), tratto da un romanzo di Richard Matheson, che ne ha curato anche la sceneggiatura, con risultati migliori di quello letterario.
Un giovane architetto rimane folgorato dal ritratto di un'attrice vissuta agli inizi del Novecento. Vorrebbe conoscerla, ma ovviamente la cosa è impossibile. Grazie a un professore di fisica, che gli spiega la visione einsteniana del Tempo, secondo cui passato, presente e futuro coesistono, si serve dell'autoipnosi per autoconvincersi di trovarsi nel passato... e così avviene. Incontrerà l'attrice e i due vivranno un'intensa storia d'amore. Ma il destino sa essere beffardo, e il suo tempo nel passato non durerà a lungo. Nello struggente finale i due si rincontreranno, ma in un altro tempo, il tempo del sogno al di là della vita.

Musica
Il brano che ho scelto è Wish You Were Here dei Pink Floyd, emblema assoluto dell'assenza e della solitudine esistenziale, dedicato a quel Syd Barrett che aveva creato i Pink Floyd, ma che non aveva saputo farli crescere, e per questo era stato necessario allontanare. Eppure un senso di rimpianto e nostalgia per quel diamante pazzo permarrà lungo l'intera storia della band, e si avverte in quel vento che soffiando implacabile dissolve la canzone...


Che ve ne pare della tristezza? E le vostre associazioni quali sono?

16 commenti:

  1. La tristezza è... triste.
    Forse necessaria per la gioia che verrà.
    Ottime scelte le sue, caro prof. Lazzara.
    Ma potresti davvero aggiungerci i fumetti, no?
    Continuo a farlo io:
    Brian the Brain :)

    Moz-

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    1. Coi fumetti non ci avevo pensato, ma è davvero un'ottima idea (tutti e 6 i post però sono già scritti!). Quindi me la riservo per le discussioni nei commenti!
      Ho provato a pensare a un personaggio che evocasse la tristezza e l'unico che mi è venuto in mente è Remi. Anzi no: quello evocava direttamente la SFIGA! :)

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  2. La tristezza è una sensazione che conosco solo di fronte ai drammi (non solo personali), ma che provo sempre a tenere lontana da me: questo è uno dei motivi per cui non mi interesso più ai fatti di cronaca nera, per esempio, che imperversano in tv e giornali. Uno dei programmi più tristi della storia è "chi l'ha visto", triste e angosciante.
    Nella musica penso a "Charlotte sometimes" dei Cure, ma direi che la tua scelta è molto azzeccata.

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    1. Direi che buona parte della discografia dei Cure ci potrebbe rientrare bene. Forse l'unica eccezzione è Friday I'm in Love, che forse è l'unica loro canzone un po' allegra. :)

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  3. Che tristezza, appunto, il racconto Love Story 2093... Tra l'altro la solitudine e l'incomunicabilità come forma estrema di punizione espressa nel racconto mi ha fatto ricordare il finale di un film argentino che mi era piaciuto molto: Il segreto dei suoi occhi del 2009 diretto da Juan José Campanella. Ho trovato terribile appunto la forma di punizione escogitata. Il quadro di Hopper è molto bello e della sua produzione è tra i miei preferiti.

    Per quanto mi riguarda, la tristezza va e viene come una nuvola. Un po' come la felicità, solo che assocerei quest'ultima a un lampo.

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    1. Quel racconto, sia nella versione letteraria che in quella televisiva, è uno di quelli che mi è rimasto più impressi di Ai confini della realtà.
      I quadri di Hopper hanno un senso del colore molto evocativo, molto emozionale, che mi piace molto.

      Bella la metafora del lampo. Direi che la tristezza potrebbe essere ben rappresentata dalla pioggia che ne segue.

      https://www.youtube.com/watch?v=-gKVcA4POiU

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  4. Ciao Marco, questa è la mia personalissima lista.
    Arte: Gli amanti di René Magritte (1928).
    Letteratura: La tabaccheria di Fernando Pessoa (firmata con l'eteronimo di Alvaro de Campos).
    Cinema: Intelligenza Artificiale
    Musica: a dispetto del titolo, Felicità di Lucio Dalla. Straordinaria la versione di Ron e Fiorella Mannoia.

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    1. Ciao Massimiliano, è un piacere sentirti ancora: quindi sei tornato nel mondo del blogging? :)
      Surreale il quadro di Magritte (come tutta la sua produzione). A me più che tristezza, fa pensare alla confusione, allo spaesamento.

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    2. Lo sai che sono postumo rispetto all'idea di me stesso. Quella che ascolti/leggi è solo la mia eco. :)
      L'elemento di tristezza del quadro (per me) è quel velo che separa i due amanti impedendo loro d'incontrarsi davvero. Quella mancanza d'incontro con l'altro che portò Jacques Lacan a sostenere l'inesistenza dei rapporti sessuali. Ma forse, essendo un donnaiolo, cercava solo un modo per negare i propri tradimenti. :)

      P.S. Horizons è un gran bel pezzo (il fan dei Genesis che è in me non poteva non cogliere la citazione)

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    3. Credo possa venire anche interpretato come la crisi della società moderna, dovuta tra le molte cose all'incomunicabilità e alla mancanza di comprensione reciproca, che porta anche ai rapporti più vicini a venire
      separati da una coltre più o meno spessa, che ci impedisce di vedere davvero l'altro e di avvicinarlo a noi.

      Horizons, semplice, delicata, piacevole da suonare di tanto in tanto alla chitarra. :)

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  5. Provo a stilare la mia!
    Arte: Il Quadrato nero di Malevich, che per me è l'apoteosi della tristezza :P
    Letteratura: Senza famiglia di Malot -_- mamma mia! Non l'avessi mai letto da ragazzina XD
    Cinema: Mare dentro di Amenábar
    Musica: Goodbye Yellow Brick Road di Elton John

    Sai che il brano che hai scelto dei PF mi rasserena? :D Un'assenza che però si fa "pieno" e non "vuoto", una canzone a me molto cara ^^

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    1. Se c'era una sfiga in giro nel raggio di 5 km sicuramente andava a colpire Remi! :)
      Wish you were here è una canzone molto orecchiabile e dolce, ma è anche molto fredda, e non a caso c'è la chiusura con quel vento. Capolavoro...

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  6. Ciao Marco, sono molto belli i tuoi accostamenti e ho tanto apprezzato l’esergo.
    Ecco la mia lista:
    letteratura: Le opinioni di un clown, Einrich Boll
    cinema: Precious
    musica: Space Oddity, David Bowie
    arte: Walking in the rain, Keith Haring

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    1. Space Oddity in effetti mi fa venire in mente uno dei film più tristi della storia del cinema: L'uomo che cadde sulla Terra, con protagonista per l'appunto David Bowie.

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  7. Tasto dolente e nota forse troppo presente in molte vite. In letteratura la associo a "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera. In arte Hopper è certamente un ottimo esempio anche se molte persone lo ignorano come artista, però nel mio caso è Kandinskij a evocare una certa tristezza.
    Musica Bach e Cello Suite n.1.

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    1. Sì, la tematica centrale di Hopper è spesso quella di descrivere una triste solitudine dovuta all'incomunicabilità tra gli individui.
      La Cello suite era poi stata anche rifatta dai Genesis in una delle loro canzoni più famose. :)

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