sabato 12 marzo 2016

Ars Longa, Vita Brevis

L'11 marzo cade l'anniversario della mia laurea, motivo per cui certe notizie non sono facili da ricevere. Bisogna dire che il 2016 non sembra proprio un anno fortunato per i musicisti, per quelli mitici, intendo. Un duro colpo aver saputo della scomparsa di Keith Emerson, uno dei migliori tastieristi di sempre, malato da molti anni di un'artrosi che gli impediva di suonare ai livelli di un tempo. Personalmente ero molto legato a uno dei suoi pezzi più famosi, Take a Pebble, la cui intro Emerson suonava pizzicando direttamente le corde del pianoforte a coda, il che dava a quel pezzo una sonorità molto particolare. Una di quelle trovate geniali che solo chi possiede una certa scintilla può avere.
Non entro nel merito della situazione circa la sua scomparsa. Piuttosto, in suo ricordo, ho deciso di ripubblicare un mio vecchio articolo uscito in precedenza sul blog Illustraidee, dove un paio di anni fa tenevo una rubrica di aneddoti musicali.

Un Assolo al Momento Giusto
Quest’oggi parliamo di una band molto apprezzata dagli amanti del progressive rock, ovvero gli Emerson, Lake & Palmer (ELP), e in particolare del loro tastierista, Keith Emerson. Negli anni Settanta gli appassionati del genere si dividevano su chi fosse il miglior tastierista in assoluto, se Rick Wakeman degli Yes o appunto Keith Emerson.
Un giorno gli ELP erano in studio di registrazione per il loro album d’esordio. Greg Lake, cantante, chitarrista e bassista della band, aveva appena terminato di registrare la canzone Lucky Man, che sarebbe poi divenuta il loro primo singolo. Emerson invece non era troppo convinto di quel pezzo: era infatti abbastanza lontano dalle aspirazioni musicali del gruppo, che di lì a breve sarebbe divenuto un punto di riferimento nel panorama del rock progressivo. Nonostante ciò Lake credeva nella sua canzone, anche se a lui stesso sembrava ancora incompleta.
Durante una pausa, Emerson si era messo ad ascoltare la traccia registrata da Lake. Preso dall'ispirazione del momento, il tastierista si era messo al sintetizzatore e aveva improvvisato dal nulla un assolo. Lake intanto stava registrando di nascosto la performance. Quando infine Emerson ebbe terminato, Lake gli disse che avrebbe aggiunto alla canzone il suo assolo, cosa che lo lasciò stupefatto: ma stava solo improvvisando, nulla di così impegnativo! Se proprio Lake voleva che il suo assolo venisse inserito, avrebbe almeno dovuto lasciargli un po' di tempo per lavorarci ancora su. Lake invece insistette che fosse inserito così com'era, senza alcun cambiamento. Il suo fiuto si rivelò esatto, perché la canzone divenne una delle più famose e amate del gruppo e quello di Keith Emerson viene sempre citato come il miglior assolo di sintetizzatore in assoluto.



Aggiornamento del 9 dicembre 2016 
Vengo purtroppo a sapere oggi che l'altro protagonista dell'episodio qui raccontato, ovvero Greg Lake, è venuto a mancare in questi giorni. Non posso fare a meno di ricordare un musicista talentuoso ed eclettico, che delle canzoni degli ELP è stato compositore, chitarrista, bassista, nonché voce indimenticabile.

9 commenti:

  1. Sembra proprio che la sorte ti abbia riservato un modo di prolungare la serie di Ore d'orrore dedicata alla morte.
    Ricordavo molto bene l'articolo apparso su Illustraidee.

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    1. Sì, una tristissima coincidenza che però avrei preferito non si verificasse. :(

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  2. Certo che fa male vedere uno col talento di Emerson fare quella fine lì.
    Riposi in pace.

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    1. Ho letto che ormai riusciva a suonare, ma con una certa difficoltà, con solo 8 dita. E che la cosa andava peggiorando.
      Tra l'altro so che anche a Wakeman era stata diagnosticata un'artrite reumatoide, per cui ha convissuto per anni col terrore che si manifestasse, anche se sembra che la cosa alla fine non sia capitata.

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  3. Altro brutto colpo, sì -_-

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  4. Un articolo molto evocativo.
    La storia dell'assolo, mi ha fatto pensare a quegli episodi in cui tra i componenti di un gruppo si viene a creare una sintonia unica, tangibile e si suona come non mai, come posseduti da un demone benigno e folle. Momenti, ricordati come irripetibili.

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    1. Credo di non poter commentare meglio se non lasciando la parola ai Pink Floyd che nella loro ultima canzone dicevano:

      "È più forte delle parole
      Questa cosa che facciamo
      Più forte delle parole
      Il modo in cui si dispiega
      È più forte delle parole
      La somma delle nostre parti
      Il battito dei nostri cuori
      È più forte delle parole"

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